di Luigi Di Lieto
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All’epoca della Magna Grecia, due fiumi che scorrevano in due valli contigue e che i colonizzatori chiamavano Reghinna, dettero nome agli abitanti che sorsero sulle loro sponde, cui –per esigenze pratiche- venne aggiunto l’aggettivo MINOR e MAIOR.

Nel tempo i due paesi persero il sostantivo e sostantivarono l’aggettivo. La natura provvida, per compensare Reginna Minor della sua “minorità”, l’avvolse in un affettuoso abbraccio montano, due colline, Torre e Torello, le assicurarono un clima di straordinaria mitezza che ha dovuto offrire ai nativi il dono dell’accoglienza cordiale di chi arriva da altri lidi. La cosa giustifica un antico detto: S. Trofimena vo’ bene e’ furastieri!
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Minori, storia ed arte
Luigi Di Lieto, Minori, storia arte e monumenti, tradizioni Minori
I riti della settimana Santa ed i battenti
a cura di Angela Lembo
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A Minori le celebrazioni liturgiche della Settimana Santa sono fortemente legate alla tradizione dei Battenti. Vestiti di bianco e cinti da una rozza corda di canapa, mentre un semplice cappuccio copre il loro volto, anticamente erano dediti alla pratica della flagellazione per l’espiazione dei peccati. Col tempo l’antica usanza della punizione corporale è scomparsa lasciando spazio alle litanie e ai canti che annunciano la Passione e Morte del Signore. Minori è l’unico paese che conserva intatta la vera tradizione dei “canti della Settimana Santa” in Costiera Amalfitana.
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La Settimana Santa
battenti, Minori, Pasqua, settimana Santa, storia arte e monumenti
La tradizione gastronomica di Minori
di Davide Manzi
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Tra le città della costiera amalfitana, Minori è sicuramente la più accreditata nella tradizione culinaria, poiché vanta la conservazione del più antico piatto di pasta: gli “ndunderi”.
Anticamente questi erano composti da farina di farro impastata insieme a latte cagliato con il lattice di fico selvatico, poi ridotto a palline e cotto in acqua bollente, e furono così denominati per la loro composizione molliccia. Gli ‘ndunderi oggi si preparano con un impasto di farina e ricotta, per rendere meno complicata l’esecuzione della ricetta. L’impasto va ridotto in un lungo cordone, poi tagliato a tocchetti della grandezza voluta, in seguito resi concavi dalla leggera pressione di un dito e facendoli scivolare su una grattugia, su una forchetta o su un’apposita tavoletta rigata detta “pettine”. In tal modo ogni ‘ndundero si trasforma in una conchiglia pronta ad ospitare condimento e sapore. Molto tempo dopo dal nuovo mondo arrivarono patate e pomodori e fu così più semplice impastare la farina con la purea di patate prelessate e condire la pasta con salse di pomodoro.
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Minori, storia ed arte
gastronomia, Minori, storia ed arte, tradizioni gastronomiche